Novità - 20 novembre 2007

Paolo Melandri

Ho pubblicato, oltre a contributi filologici e comparatistici di cui il lettore potrà leggere sul sito qualche estratto, anche raccolte di poesie in proprio: Canti della Stagione Alta, Faenza (Circolo degli Artisti) 1999; Novellette, Faenza (Casanova Editore) 2006. Ora propongo al pubblico la mia opera più impegnativa e matura: Il fiore di Calliope e altro, frutto di dieci anni di lavoro. Per il momento non dichiaro, scaramanticamente, il nome dell'illustre Editore con cui ho stipulato il contratto per questa ed, eventualmente, per le opere successive: mi basti però dire che tramite l'ultima Casa Editrice uscirò dal ristretto àmbito della municipalità attraverso una distribuzione molto più vasta e capillare, che mi renderà reperibile a un più ampio pubblico. Ho già corretto le prime bozze, per cui la pubblicazione non dovrebbe tardar molto. Quando sarà avvenuta, il lettore troverà su questo sito l'indicazione bibliografica, dettagliata e puntuale. Per ora, per invogliare il futuro acquirente, dichiaro che, del libro, complessivamente di oltre 140 pp., la prima parte (e, circa, la metà) è occupata dai primi quattro canti di un poema epico-storico e da un ampio frammento del dodicesimo, mentre la seconda è un Canzoniere di Ballate, Canzoni e Madrigali di carattere amoroso, politico e autobiografico, caratterizzati dal decus e dalla gravitas della nostra migliore tradizione e inframmezzati da pezzi affettuosi, spiritosi e ironici. La lettura, però, volutamente, non risulta ostica nemmeno a una persona di media cultura e poco avvezza alle novità poetico-letterarie. Non posso pubblicare neanche una sia pure breve pericope del testo perché verrei meno ai miei impegni con l'Editore; decido dunque di riportare qui un libero sunto poetico del libro attraverso due ottave composte ex novo e dunque non reperibili ne Il fiore di Calliope e altro. Il breve componimento qui di seguito tratta tanto dei contenuti quanto dello stile dell'opera:

Il mio poema è epico, diviso
in canti (dodici) . Ciascun contiene
amanti, imperatori. D'improvviso,
burrasca. C'è l'inferno, con le pene.
Una lista di navi. Qua e là sviso
con nuovi personaggi. Insomma, bene
d'Omero e Publio l'orme ho da calcare
se vate voglio io pure diventare.

A tutte m'atterrò le «leggi prime»
d'Aristotele - e agli altri suoi balocchi,
che essendo il vade mecum del sublime
fanno tanti "poeti" - e alcuni, allocchi.
Lo sciolto non mi va, amo le rime
(sui propri arnesi sputan solo i brocchi).
E in serbo ho mitologici scenarî,
e soprannaturali armamentarî.

Arrivederci alla prossima puntata.

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