Filologia

Paolo Melandri

Ritengo che sia oggi più che mai necessario insistere, nella critica letteraria, sulla priorità del momento filologico-esegetico rispetto a quello puramente interpretativo, anch'esso, va da sé, importantissimo, per ragioni di moralità critica in primo luogo, per salvare il senso di una misura d'irriducibilità del testo preso in considerazione alle intenzioni di lettura, pur legittime, dei suoi interpreti, per conservare la memoria storica dell'alterità delle strutture linguistiche, stilistiche e tematiche rispetto all'osservatore, che è chiamato sì a conferire al testo un nuovo senso, o meglio a riutilizzarne le potenzialità di significati, ma, si badi bene, in un rapporto dialettico con l'«altro da sé», e non già in una sua pura e semplice fruizione soggettiva, che annulli la distanza che ci separa dal testo. Il testo, dunque, prima di tutto, secondo l'antico motto della filologia: ad fontes!
D'altra parte l'esistenza di un complesso così vasto e articolato di letture, interpretazioni e indagini sui più disparati autori, indagini che spesso tengono conto dell'elemento biografico, non poteva non sollecitarmi, almeno nei casi che di volta in volta ho ritenuto e ritengo di maggior rilevanza, a un confronto serrato con la critica di carattere interpretativo che fosse insieme di integrazione di nuovi dati e di un loro vaglio critico. La misura di questo lavoro, svolto soprattutto nelle introduzioni alle porzioni di singole poesie o prose da me esaminate, e talvolta, anzi spesso, anche nelle note, da me curate (posso dire per amor del vero) con estrema attenzione, può esser colta già attraverso l'elenco dei titoli delle mie pubblicazioni filologiche, disponibile al lettore nella "Sottopagina", e ancor più attraverso la lettura di estratti che metto a disposizione del visitatore di questo sito. Tutti i rimandi sono estremamente precisi e non sarà difficile al lettore che vorrà "saperne di più", leggere i miei contributi anche vecchi d'una decina d'anni nelle più fornite emeroteche o biblioteche. Sed de hoc satis.
In molti casi, le acute e precise notazioni esegetiche di Italo Mariotti, di Alfonso Traina, di Mario Pazzaglia, di Umberto Russo, di Pietro Gibellini, di Annamaria Andreoli, di Ferruccio Bertini, di Marco Giovini, di Renzo Tosi, di Barnaba Maj, di Angelo Franza, di Giacomo Marramao, di Alberto Cappi, di Davide Mattellini, di Emilio Pasquini, di Adelelmo Campana, di Walter Fausch, di Cesare Questa, di Sandro Giovannini e di molti altri (talvolta legati a me da sacro vincolo d'amicizia) mi hanno indotto a rivedere radicalmente l'interpretazione complessiva di una poesia o di una prosa antica o moderna (o anche solo di una sua porzione), scritta in greco, in latino o in italiano, in francese, in inglese o in tedesco, interpretazione che spesso già progettavo di modificare, ma non sapevo come, o a rivedere, di tale testo, un aspetto linguisticamente importante (va da sé che linguistica e filologia non possono essere separate); altre innumerevoli volte ho accolto nuove indicazioni di fonti, come per Pascoli il Michelet e per D'Annunzio, oltre al Tommaseo-Bellini, il Lexicon Totius Latinitatis del Forcellini. In generale, sono stato sollecitato a pormi il problema della struttura di talune raccolte interne a opere poetiche da me esaminate, come ad esempio Alcyone o Myricae, ad essere attento a problemi di datazione, e, progressivamente, ho dato maggiore importanza all'individuazione nei testi del momento autobiografico, che spesso vi è trascritto e insieme occultato (cosa che avviene, si parva licet componere magnis, anche nelle mie opere poetiche "in proprio", per le quali v. "Poesia"); operazione, questa, che in un primo momento mi aveva trovato riluttante, per timore di un certo "biografismo" deteriore, che della vita dell'autore compiva una commutazione in chiave agiografica o indiscretamente aneddotica, ma che ora, dopo i fini studi di una doctissimorum hominum copia, si può condurre senza eccessiva esitazione.
Infine l'accresciuta familiarità con la letteratura moderna, e in particolare il lavoro d'indagine e di esegesi compiuto quest'anno su D'Annunzio, il Primo Romanticismo e Pascoli (tenendo sempre presente il rapporto con la letteratura antica), mi hanno indotto a una ricerca più sistematica e a una valutazione più estensiva dei debiti degli autori moderni verso le fonti classiche fin dalle loro prime raccolte poetiche o dai loro primi romanzi o saggi critici: la loro valorizzazione e il loro ampliamento si possono misurare ancora una volta già attraverso l'elenco dei titoli delle mie più recenti pubblicazioni e dagli estratti che fornisco all'attenzione del visitatore.


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